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Formigoni impone la privatizzazione dell'acqua entro il mese di agosto

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... e intanto la giunta regione lombardia sta imponendo la privatizzazione dell'acqua entro il mese di agosto... per dare lavoro agli amici degli amici,come a L'Aquila... e intanto alcuni esponenti gel PD insieme con altri del PDL fondano il comitato per il NO... é necessaria una mobilitazione permanente a livello locale e internazionale,  contro le mafie, le multinazionali e i corrotti che le alimentano

Acqua, Formigoni non aspetta Ronchi
 «Formigoni è uno dei precursori più determinati del ddl Ronchi», spiega a Liberazione Emilio Molinari, uno dei volti più noti del forum dei movimenti per l’acqua, all’annuncio che l’erogazione  dell’acqua lombarda finirà entro l’estate nelle mani di società miste, controllate al 60% dalle singole  province, soggetti gestori al posto degli Ato. Trovandosi all’opposizione il pd si concede due minuti  di scetticismo sulla repentina attuazione del ddl Ronchi: «Vigileremo e faremo la nostra parte».
Peccato che il Pd lombardo, in mano a Penati, non abbia spiccato per entusiamo nella primavera referendaria.
Duecentottantamila firme su 5 milioni di elettori. Il 5% dell’elettorato lombardo (mezzo punto più della media nazionale) ha firmato i tre quesiti in favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Il sistema politico dovrebbe tenerne conto «ma Formigoni vuol fare di nuovo il battistrada dopo la bocciatura della precedente legge prima da parte di 144 sindaci lombardi di tutti i partiti - che hanno promosso un referendum nel 2008 - poi dalla corte costituzionale. Ora addirittura anticipa di oltre un anno le scadenze della legge Ronchi e prova rimpiazzare gli Ato con le province - continua Molinari -i sindaci saranno esautorati da ogni possibilità di controllo su un servizio essenziale di cui loro sono i primi responsabili come tutori della salute dei cittadini. I sindaci vengono ridotti a venditori di territori e giocatori di borsa per fare cassa».

Legge Bavaglio: il comma ammazza blog

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bavaglio-allinformazione_47

di Italo Romano
Oltre la Coltre

Signori, qui si chiude per rettifica! E’ quello che praticamente ci impongono con la possibile entrata in vigore del ddl intercettazioni. Approvando il testo modificato, si rende operativo il famigerato comma 29 dell’articolo 1, che mira ad imporre l’obbligo di rettifica a tutti i blog, equiparando un semplice blogger come me, ad un giornalista di una testata nazionale.

Difatti, in qualsiasi momento, magari nel mezzo di un impegno lavorativo o di una semplice vacanza, qualcuno potrebbe chiedermi (come mi é già successo) di procedere alla rettifica di un articolo o un’informazione pubblicata. In questi casi si é costretti a dar seguito alla richiesta, senza sé e senza ma. Occorrerebbe troppo tempo e denaro per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, una ferma opposizione, tramite il coinvolgimento di avvocati, che tuteli il mio diritto di parola.

Paderno mafiosa: indignazione o rabbia?

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L’operazione contro la ‘ndrangheta di queste settimane sfociata con la video-ripresa dell’elezione del boss de “La Lombardia”, Pino Neri, avvenuta nel Centro di aggregazione Falcone-Borsellino, nel mio Comune, vicino a casa mia, suscita in me differenti sentimenti, anche opposti tra di loro. Il primo è di grande soddisfazione e riconoscimento per il lavoro dei veri “eroi” italiani, magistrati e forze dell’ordine non corrotti, che ogni giorno rischiano la loro vita per difendere questo nostro sgangherato Paese. Poi emerge e prevale il sentimento della rabbia per l’ipocrita sorpresa e le dichiarazioni della classe politica che dice “io non sapevo”, “quello proprio non lo conoscevo”, “tutto ciò qui è incredibile”, e la nausea per tutti quei cittadini che si svegliano inorriditi e increduli per quello che sta succedendo a Paderno Dugnano. Il nostro Comune è solo salito agli onori della cronaca per quest’ultimo summit mafioso, ma da anni il loro lavorio era continuo e imperterrito; la Lombardia, grazie anche all’Expo 2015, è diventata la base strategica degli affari criminali, la scena era a noi rubata da comuni limitrofi come Desio, Limbiate, Varedo, o da altri a sud di Milano. La criminalità organizzata si sapeva operare già in tutta la Lombardia da anni. Solo per fare degli esempi, non ho sentito nessun grido di protesta quando Ponzoni operava già in maniera illecita a Desio, nessuno si è indignato quando a Buccinasco le famiglie Papalia e Barbaro commettevano ogni abuso edilizio grazie a frequentazioni compromettenti, nessuno si è preoccupato di dare un significato all’accoltellamento a Besnate del capo ufficio tecnico del Comune, o dell’incendio dell’autovettura di un dirigente comunale a Lonate Pozzolo. Le infiltrazioni mafiose per il controllo dell’Expo 2015 sono sempre state raccontate e denunciate da giornalisti seri eppure ricordo bene, a titolo di esempio, ad un confronto politico in vista delle regionali 2010, come risposero, diversamente da me,  Arianna Cavicchioli (PD, ex Sindaco di Rho) e Francesco Pappalardo (UDC): l’Expo 2015, una grande occasione da dover sfruttare! Per noi invece l’Expo 2015 assume un solo significato: una grande occasione per la ‘ndrangheta che non vuole rimanere fuori dagli appalti dell’Expo e per questo infittisce gli incontri e i rapporti con imprenditori e politici.

Irradiati di tutti i Paesi unitevi!

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Quando il ditto indica la luna,
l’imbecille guarda il dito e sbraita che è scappata una T di troppo.
(cosa accade quando i lettori possono rispondere)

Ora che l’apprendista stregone ha abbandonato il sito in cui è stata svelata e denunciata la sua oggettiva provocazione pubblicitaria in favore del nucleare, provo a definire pacatamente e modestamente il tema in questione e la posta in gioco. Soprattutto perché  mi sembra preoccupante che la lobby pronucleare sia riuscita a infiltrarsi nell’unico giornale in Italia che contribuisce all’informazione.

Pronti a entrare in Parlamento

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da il Fatto Quotidiano

I Grillini ci hanno preso gusto
I sondaggi li danno già al 3%: "Pronti a entrare in Parlamento". Giovanni Favia, eletto a Bologna: "Ero contro i partiti, ma per incidere bisogna starci.

Consegnate in Cassazione 1.400.000 firme. E' record!

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Lunedì 19 luglio sono state depositate in Corte di Cassazione oltre 1 milione e 400mila firme raccolte, a livello nazionale, a sostegno del Referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.
Un successo eccezionale, grazie al lavoro di centinaia di comitati e associazioni che dal 24 aprile ad oggi hanno organizzato in tutta Italia i banchetti per la raccolta firme. La Lombardia, con oltre 230 mila firme raccolte (vedasi tabella in fondo), occupa il primo posto nella graduatoria nazionale e conferma che anche nella nostra regione, che può vantare modelli efficienti ed economici di gestione pubblica dei servizi idrici, i cittadini non vogliono che la conduzione di un servizio vitale, qual è l’acqua, finisca nelle mani dei privati e della speculazione finanziaria.

Ricordiamo che il primo dei tre quesiti Referendari chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis del cosiddetto Decreto Ronchi, con cui l’acqua è stata definita un “servizio pubblico di rilevanza economica”, cioè una merce. Lo stesso Decreto impone a tutti i comuni di mettere sul mercato - entro il 31 dicembre del 2011 - la gestione dei servizi idrici, attraverso lo strumento della gara o della cessione di almeno il 40% del pacchetto azionario delle aziende pubbliche. In tal modo l’acqua di tutta la penisola rischia di finire nelle mani delle 2 o 3 multinazionali (le più importanti sono le francesi Suez e Veolia), le stesse che già hanno messo le mani sugli acquedotti di mezzo Mondo.

Cisliano si ribella alla ’ndrangheta

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19 Luglio 2010 - Cisliano: da un cittadino una lettera per chiedere "la marcia contro la 'ndrangheta"

All’attenzione del Sig. Sindaco e dell’Amministrazione comunale di Cisliano
Secondo le indagini condotte dalla Dda di Milano, in Lombardia si sono svolti negli ultimi anni oltre 40 summit di ’ndrangheta. In particolare, anche Cisliano è balzata agli “onori” delle cronache nell’ambito di due operazione antimafia, in meno di un anno. L’ultima, che ha visto dispiegato un numero elevatissimo di personale delle forze dell’ordine, risale al primo luglio 2010: sono state arrestate quindici persone ritenute affiliate al clan De Stefano, che utilizzavano l’area del ristorante “La Masseria”, in via per Cusago, di proprietà della famiglia Valle, come base operativa nella quale torturare gli imprenditori sottoposti a racket e usura.

Nel novembre 2009 sono invece finiti in manette – tra gli altri - due imprenditori edili di Cesano Boscone legati al clan Barbaro-Papalia, Andrea Madaffari e Alfredo Iorio, che gestivano il cantiere di via Roma attraverso la società di loro proprietà, denominata “Kreiamo”. Molti cislianesi e cittadini residenti nei Comuni della zona desiderano reagire con veemenza a tale situazione. Cisliano, paese composto da famiglie oneste, viene infangato dalla vile impronta della ’ndrangheta.
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La storia dell'acqua in bottiglia
video sottotitolato in italiano


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La contrarietà nasce da considerazioni analitiche. Il trasporto su rotaia è sempre stato osteggiato in Italia, ma è senza dubbio economicamente più vantaggioso. Il problema è che la Tav è una megaopera inutile e spaventosamente costosa, laddove, su quella tratta, i calcoli ci dicono che basterebbe un potenziamento della linea già esistente.